matteoz

domenica 23 settembre 2018

Mi manca alt-Gegia da morire.

settembre 23, 2018 0
Mi manca alt-Gegia da morire.
Senza dubbio alt-Gegia (), il celebre tumblr che potete raggiungere cliccando la scritta "link al blog di alt-gegia", era ed è tuttora l'unico motivo per cui ha senso tenere la spina di internet ancora attaccata. Non può essere un caso che da quando le sue pubblicazioni si sono interrotte (23 aprile 2015: PD al 35%, M5S al 21%, Lega al 16%) internet stesso e il mondo intero con lui sia collassato. È impossibile non guardare a quell'epoca con nostalgia e, anche a tre anni di distanza, alt-gegia continua a mancarmi come l'aria. Quindi ho fatto l'unica cosa che so fare davvero: ho aperto Photoshop e levigato la sua assenza solo con le mie braccia. Un piccolo omaggio, niente più: immaginatemi come una piccola Giusy Ferreri davanti ad una gigantesca Aretha Franklin.
#lorena bianchetti   #baustelle
#nadia bengala   #lorenzo fragola
#rocco casalino   #gazzelle

#tecna   #mecna
#rita dalla chiesa   #chvrches
#emma bonino   #kero kero bonito
#peppe quintale   #frah quintale
#gerry scotti   #travis scott
#uomo si dà fuoco al tg2   #gemitaiz
#antonio zequila   #coez

venerdì 13 luglio 2018

Perché la dovete smettere di attaccare Pokémon Let’s Go!

luglio 13, 2018 0
Perché la dovete smettere di attaccare Pokémon Let’s Go!
Quando ho aperto questo blog mi ero ripromesso di non finire per parlare soltanto di videogiochi. Promessa mantenuta: per più di tre mesi non ho parlato di niente. Nessuna soluzione più semplice di rimandare il fatidico momento della pubblicazione di un secondo post al grido di “Eh, ma così parlerei soltanto di videogiochi!”. Nel frattempo però è successo qualcosa che francamente non poteva essere taciuto:


Piccolo passo indietro a beneficio di chi non c’era (o di chi c'era ma era distratto): nel 2017 il presidente di The Pokémon Company annuncia contemporaneamente il porting Switch di Pokkén Tournament e un nuovo RPG della serie principale in arrivo nel 2018. Su Switch? Sì! Nel 2018? Esatto! Cosa sappiamo? N i e n t e! Niente sapremo per i restanti mesi dell’anno e buona parte del 2018. È tutto molto sospetto, perché di solito non si annuncia un salto generazionale del genere per poi far calare il silenzio fino a cinque mesi prima dell’uscita. Il motivo di tanto riserbo lo trovate embeddato qualche riga sopra: il nuovo core Pokémon RPG in realtà è stato rimandato al 2019 e quest’anno uscirà un remake del classicone Pokémon Giallo. Anzi, ne usciranno due: si chiamano - era già emerso qualche settimana prima, ma la conferma arriva soltanto il 29 maggio - Pokémon Let’s Go, Pikachu! e Pokémon Let’s Go, Eevee!, perché già da qualche mese in una mossa senza precedenti Eevee è stato promosso a mascotte ufficiale del brand allo stesso livello di Pikachu. Sulla carta è uno scenario idilliaco: il nuovo capitolo della saga principale uscirà con calma tra un anno, senza dover scendere a compromessi con uno sviluppo frettoloso, mentre questo momento di pausa sarà colmato dal più classico dei remake. Anche se stavolta di classico c’è ben poco.



Eccolo il reato di lesa maestà: Pokémon Let’s Go prova davvero a stravolgere la struttura dei giochi più tradizionali. Lo fa con qualche accorgimento qua e là: il più grosso è rivoluzionare la fase di cattura, prendendo in prestito il meccanismo iper semplificato (ma non iper semplice) di Pokémon GO. I Pokémon selvatici compaiono direttamente sulla mappa ed è possibile dribblarli senza sviluppare la fobia dell’erba alta o una dipendenza da repellente. L'accumulo di esperienza di conseguenza si sposta prepotentemente verso la fase di cattura e sarà possibile trovare Pokéball un po' ovunque, anche come ricompensa dopo aver sconfitto un allenatore. Erano mesi che si mormorava di meccaniche stravolte e i rumor sono stati rispettati, sì, ma nel modo più prudente possibile: il fulcro resta lo stesso, delle ultra novità stavolta ci sono per davvero ma The Pokémon Company è ferma nel ribadire che è solo un esperimento. Vediamo come va, nel caso state tranquilli che nel 2019 tutto tornerà come prima, adesso accontentiamo chi è in cerca di novità e ci riprendiamo i giocatori arrivati con Pokémon GO, ma senza far preoccupare i fan duri e puri. A questo giro - insomma - non scontentiamo davvero nessuno.

E invece il web è in rivolta. Tutto è diventato improvvisamente un terreno di scontro accesissimo. La grafica? Orrenda. Le nuove idee? Terribili. Il target? Pensano solo ai casual e non ai veri fan.  Pokémon è morto, viva i Digimon. Intendiamoci: è tutto è drammaticamente vero. La povertà di idee e la cura del dettaglio che stanno trapelando dai trailer (qui il secondo, inspiegabilmente inutile) non lasciano ben sperare sulla qualità del gioco finale. Non che Pokémon abbia mai ambito a essere un capolavoro in termini assoluti, neanche nelle sue installazioni più riuscite, ma stavolta più che mai sembra non voler ambire a più di una sufficienza scarsa. Al tempo stesso però le parole di The Pokémon Company rimbombano: «È. SOLO. UN. ESPERIMENTO». Stavolta sono soprattutto i fan della prima ora a non farcela, trasformando i dubbi legittimi in analisi a dir poco sommarie:


No, Nintendo non sta sbagliando nulla. Sta facendo un gioco che non è rivolto a voi e fa male - male da morire, me ne rendo conto - ma è la verità. Un gioco che magari lascerete sullo scaffale, un gioco che potrebbe finire a finanziare il prossimo vero Pokémon, quello che ci godremo anche noi fan della prima ora. Un gioco per chi venti anni fa non c'era e che potrà rivivere quell'esperienza con gli standard del 2018. Un gioco per chi venti anni fa c'era ma poi si è allontanato e vuole riavvicinarsi un passo alla volta. Fa male, dicevamo, ma basta un respirone e vi garantisco che andrà tutto bene.

Ah, quasi dimenticavo: un gioco con gli artwork più belli della saga.




mercoledì 28 marzo 2018

Chi sono, secondo Facebook.

marzo 28, 2018 0
Chi sono, secondo Facebook.

Ciao, io sono Matteo e secondo Facebook sono un appassionato di giochi di ruolo, Rick and Morty e Ballando Con Le Stelle. Esco così dall'imbarazzo delle presentazioni - eh sì, è il primo post di matteoz, benvenuti nella mia cucina - e dalla ricerca di un primo argomento caldo con cui rompere il ghiaccio: forse negli ultimi giorni avete sentito parlare anche voi del social network Facebook. Cos'è successo con Cambridge Analytica lo sappiamo più o meno tutti, quello che forse non sapete (e che non sapevo neanche io prima di cadere nel clickbait di Esquire) (bella Esqui!) è che c'è un modo facile facile per entrare in contatto con l'algoritmo di Facebook in prima persona: la pagina "Preferenze relative alle inserzioni". Un'innocua pagina raggiungibile tramite un dedalo di link e sottolink, dove si concentrano tante delle informazioni raccolte grazie ai nostri click e che a loro volta vengono utilizzate per decidere quali inserzioni vedremo nella home di Facebook: inserception. I nostri interessi sono efficacemente divisi in quattordici categorie, non tutte facilmente decodificabili (nella mia "Familiari e relazioni" troneggiano famiglia, infanti e velluto), ma abbastanza esemplificative di dove Facebook può arrivare. Grossomodo dappertutto.

Un listone di cose che - secondo Facebook - mi farebbero aprire il portafoglio.

Al tempo stesso però l'algoritmo di Facebook ha dedotto tante cose su di me sbagliate: in realtà non amo i giochi di ruolo, non impazzisco per i film di fantascienza, mi piacciono i videogiochi ma non ho una Xbox. La palestra non è decisamente un mio interesse, Deadpool mi è molto simpatico ma dov'è Chris Pratt?!, apprezzo l'esclusione dell'Esselunga ma non tradirei mai la Coop con la Conad. Siamo insomma lontani dagli scenari apocalittici in cui Zuckerberg conquista il mondo con un esercito di Robozao plasmati a nostra immagine e somiglianza. La maggior parte delle inserzioni nascono da associazioni basilari tra like e pagine e quando Facebook prova a lanciarsi in qualche deduzione autonoma ("Ascolta Radio 2, senz'altro vorrà comprare un caterpillar") ne esce con le ossa rotta. Per il resto, con un briciolo di delusione, il ragionamento che Facebook applica sembra essere inquietantemente simile al seguente: ha messo like alla pagina di Coez, ha condiviso video di Coez, ascolta Coez su Spotify, forse forse gli piace Coez. Ma forse, eh. Non che questo basti a smontare il caso Cambridge Analytica: se un politico mi avesse promesso di eliminare il canone Rai per sostituirlo con il canone QVC ("Hai questa preferenza perché hai messo Mi Piace a una Pagina relativa a QVC", stavolta ha indovinato) probabilmente mi sarei dato all'attivismo politico pur di consegnare a Nina Leonard il meritato posto in Parlamento. Dovremmo solo fare attenzione a non generalizzare prendendo di mira il bersaglio più grande e quindi più semplice da colpire: la prima difesa forse un po' arrogante di Facebook - “Le persone hanno volontariamente fornito i loro dati, nessun sistema è stato infiltrato e nessuna password o informazione sensibile è stata rubata o manomessa” - sintetizza in realtà molto bene un aspetto finito in secondo piano. Siamo noi ad aver deciso di consegnare i nostri dati in cambio di un servizio - utile, forse divertente, senz'altro gratuito. Può essere discutibile la policy usata ai tempi da Facebook, ma lo sapevamo bene nel 2011 quando volevo far vedere ai miei amici che impazzivo per "Il mio amico Totoro" (mi piace ancora oggi ma non lo metterei più tra i miei film preferiti) e avremmo dovuto tenerlo a mente anche negli anni successivi. La possibilità di scaricare in una comoda cartella tutti i dati consegnati negli anni a Facebook (sì, si può fare anche quello: ▾ → Impostazioni → "Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook." → tanta pazienza) ci mette davanti a una realtà in .zip che tutti abbiamo deciso di sottovalutare: numeri di telefoni, messaggi che avremmo voluto dimenticare, perfino la lista di tutti e due i poke ricevuti negli ultimi dieci anni. Loro se ne sono sempre stati lì, siamo noi a fingere di accorgercene solo oggi.